Room for Friends - PERCHÉ FINIAMO SEMPRE IN CUCINA?

C’è una scena che si ripete praticamente in ogni casa. Gli ospiti arrivano, ci si saluta in soggiorno e, nel giro di pochi minuti, ci si ritrova tutti in cucina. Qualcuno prepara da bere, qualcun altro apre una bottiglia, c’è chi si siede sul piano snack e chi resta in piedi appoggiato all’isola, continuando una conversazione iniziata altrove.

Non è necessario invitare qualcuno a spostarsi. Succede e basta. La cucina esercita una specie di attrazione domestica: anche quando la cena è ancora lontana e il tavolo è apparecchiato da un’altra parte, è spesso intorno a chi sta preparando qualcosa che comincia davvero la serata.

Non è sempre stato così.

Non è sempre stato così. Per buona parte del Novecento, uno degli obiettivi del progetto della cucina è stato renderla il più possibile efficiente. Nel 1926 Margarete Schütte-Lihotzky progettò la celebre Frankfurt Kitchen studiando movimenti, distanze e sequenze di lavoro: uno spazio compatto, organizzato quasi come un laboratorio, in cui tutto era pensato per ridurre gli spostamenti necessari alla preparazione del cibo.

Era una risposta estremamente innovativa alle condizioni del suo tempo. Ma è interessante osservarla oggi, perché rende evidente quanto sia cambiato ciò che chiediamo a una cucina.

Abbiamo passato un secolo a rendere la cucina più efficiente.
Poi abbiamo cominciato a invitare tutti a restare.


Oggi l’isola è spesso uno degli elementi più grandi della stanza. Le persone si siedono proprio di fronte al piano su cui stiamo preparando la cena. Cucina e living si avvicinano, a volte fino a perdere un confine preciso. L’efficienza continua naturalmente a essere fondamentale, ma accanto alla sequenza dei gesti entra nel progetto qualcosa che è molto più difficile da misurare: la possibilità di stare insieme.


È una trasformazione che riguarda lo spazio, ma racconta soprattutto un cambiamento nelle relazioni.

È una trasformazione che riguarda lo spazio, ma racconta soprattutto un cambiamento nelle relazioni. Preparare una cena non è più necessariamente ciò che accade prima dell’arrivo degli ospiti e lontano da loro. Può diventare parte della serata stessa: qualcuno taglia il pane, qualcuno versa il vino, qualcun altro semplicemente rimane lì a parlare mentre aspetta.

La cucina smette così di essere il dietro le quinte della casa. Non perché perda la sua funzione, ma perché quella funzione diventa visibile e condivisa.

La cena può cominciare molto prima di sedersi a tavola.


È in questa direzione che lavorano anche le cucine Valdesign.

È in questa direzione che lavorano anche le cucine Valdesign. Isole e penisole non organizzano soltanto le aree operative, ma creano superfici attorno alle quali fermarsi; piani snack e tavoli integrati avvicinano chi prepara e chi resta a parlare; configurazioni aperte mettono cucina e living in relazione senza cancellarne necessariamente le differenze.

Non si tratta quindi di aggiungere una funzione sociale alla cucina, come se fosse un’attività in più. Si tratta di riconoscere qualcosa che nelle case succede già: quando stiamo bene insieme, molto spesso finiamo proprio qui.